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𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗜𝗡𝗗𝗔𝗖𝗔𝗟𝗘
𝗣𝗢𝗟𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗟𝗢𝗖𝗔𝗟𝗘: 𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗙𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗚𝗟𝗜 𝗦𝗟𝗢𝗚𝗔𝗡
Le dichiarazioni di Antonio Tajani sulla Polizia Locale, pronunciate ieri sera nel corso della trasmissione di Bianca Berlinguer, meritano una risposta chiara da parte di chi rappresenta ogni giorno donne e uomini che la sicurezza la garantiscono realmente sulle strade.
Sentire dire che la Polizia Locale sarebbe troppo e solo negli uffici e che occorrerebbe darle più poteri perché deve occuparsi di sicurezza lascia francamente perplessi.
La Polizia Locale non ha mai avuto bisogno di lezioni televisive su cosa significhi stare sul territorio.
Gli operatori della Polizia Locale sono quotidianamente impegnati nella sicurezza urbana, nella polizia stradale, negli interventi di pronto intervento, nei controlli, nella prevenzione, nella polizia giudiziaria e nella gestione delle emergenze. Lo fanno spesso con organici insufficienti, mezzi non adeguati e tutele che non sono ancora all’altezza delle responsabilità loro affidate.
Il problema, quindi, non è raccontare in televisione che alla Polizia Locale bisogna dare più poteri.
Il problema è capire quali poteri, quali risorse, quali tutele e quale riconoscimento concreto si intendano garantire a chi quei poteri dovrà esercitarli.
Ed è proprio qui che emerge una contraddizione che non possiamo ignorare.
Mentre si parla pubblicamente di una Polizia Locale sempre più protagonista della sicurezza, in Parlamento è in discussione il DDL S.1903, la delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale, approvata dalla Camera e oggi all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. (Senato)
Una riforma attesa da decenni, che dovrebbe finalmente superare una legge quadro risalente al 1986. Il testo interviene su funzioni, competenze, polizia giudiziaria, banche dati, formazione, sicurezza sul lavoro, patrocinio legale, organizzazione e altri aspetti fondamentali dell’attività degli operatori.
E allora la domanda è semplice: se davvero si vuole una Polizia Locale protagonista della sicurezza, perché non partire da chi quella sicurezza deve garantirla ogni giorno?
Più responsabilità devono significare anche più tutele.
Più poteri devono significare formazione adeguata, organici adeguati, strumenti adeguati, riconoscimento professionale e condizioni di lavoro dignitose.
Non si può pretendere di trasformare la Polizia Locale in una forza sempre più centrale nel sistema della sicurezza lasciando poi ai Comuni il peso di garantire personale, mezzi e organizzazione con risorse spesso insufficienti.
E soprattutto non si può dipingere la Polizia Locale come un corpo prevalentemente confinato negli uffici.
Chi lavora nella Polizia Locale sa bene quanta strada percorre ogni giorno. Lo sanno i cittadini, lo sanno i sindaci, lo sanno le altre forze di polizia con cui gli operatori collaborano quotidianamente.
Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento di uscire dalla logica degli annunci e di confrontarsi concretamente con chi rappresenta il personale.
La sicurezza non è uno slogan da pronunciare in televisione.
La sicurezza è lavoro. È professionalità. È responsabilità. È presenza sul territorio.
E se davvero si vuole affidare alla Polizia Locale un ruolo maggiore nella sicurezza del Paese, allora si abbia il coraggio di riconoscerle fino in fondo dignità, strumenti, tutele e risorse.
Perché la Polizia Locale non chiede privilegi.
Chiede di poter fare il proprio lavoro nelle condizioni che uno Stato serio deve garantire a chi tutela ogni giorno la sicurezza dei cittadini.
Luca Falcitano
Presidente SULPL
